C’è un posto, a pochi chilometri da Bellinzago Novarese, dove i campi di riso lasciano spazio a un dosso morenico e, all’improvviso, compare un borgo che sembra essersi fermato otto secoli fa. Si chiama Badia di Dulzago: quattordici abitanti, una chiesa romanica, cortili acciottolati e una storia che si legge ancora nelle pietre. Le sue porte, in realtà, non si chiudono mai — è un borgo abitato, lo si può attraversare in qualunque giorno dell’anno. Eppure resta uno di quei luoghi sorprendentemente poco conosciuti, anche a due passi da casa.
Sabato 3 ottobre lo racconteranno da vicino gli alunni di VCO Formazione, in occasione della tappa novarese di Monumenti Aperti, realizzata grazie alla collaborazione con l’associazione Amici di Santiago di Novara.
Non è una scelta casuale. Sono anni che dico la stessa cosa: il territorio non ha bisogno di essere inventato, ha bisogno di essere raccontato bene. E la Badia di Dulzago è uno di quei luoghi che si raccontano da soli, a patto che qualcuno si prenda la briga di accompagnarti dentro.
Otto secoli di storia, in poche pietre
La Badia — o Abbazia — venne fondata all’inizio del XII secolo dai canonici regolari agostiniani, in un punto dove le colline moreniche della vallata del Terdoppio cedono il passo alla bassa novarese, tra rogge e fontanili tanto abbondanti da aver dato origine, forse, al nome stesso del luogo: dulcis acquae. Del villaggio di Dulzago che sorgeva lì accanto — citato già in un documento dell’892 relativo a una permuta di terreni tra il vescovo di Novara e un certo Curiberto di Dulzago, e poi ancora nel 1013 e nel 1132 — oggi non resta più nulla. È sopravvissuta solo la Badia.
Per secoli non fu soltanto un presidio religioso: i monaci e i coloni che vi abitavano bonificarono la zona circostante, rendendola un centro agricolo autosufficiente, con forno del pane, scuola, ghiacciaia interrata, mulino e latteria. Sul finire del Medioevo l’abate commendatario Leonardo Sforza sciolse la comunità canonicale e trasformò la Badia in una cascina, affidata a famiglie di massari. Le soppressioni napoleoniche fecero il resto: il complesso passò alla famiglia francese dei Reynier, poi nel 1845 al conte Vitaliano Borromeo Arese, e dal 1879 i Borromeo iniziarono a frazionarlo in lotti — la struttura che si visita ancora oggi.
Al centro del borgo resta la chiesa dedicata a San Giulio: absidi romaniche con archetti pensili su mensole in cotto, affreschi di Angeli e Santi sulla parete ovest del presbiterio, e una facciata e un campanile rimaneggiati tra Sei e Settecento, quando la chiesa venne ampiamente restaurata e decorata. Ogni 31 gennaio, festa patronale, il borgo si anima con la tradizionale Fagiolata di San Giulio — e ogni anno gli abitanti rinnovano un pellegrinaggio, quasi un gemellaggio, verso la basilica dell’Isola di San Giulio sul lago d’Orta.
Perché proprio da qui parte un cammino
C’è un dettaglio che mi piace particolarmente, ed è il motivo per cui in questa tappa vede il coinvolgimento dell’associazione Amici di Santiago di Novara: è proprio dalla Badia di Dulzago che parte il Cammino di San Bernardo delle Alpi, il percorso che l’associazione ha ideato e tracciato lungo la Via Francisca Novarese — l’antica strada che collegava Novara e Milano al Nord Europa, e che i pellegrini diretti a Santiago percorrevano da secoli. Non è un accostamento di comodo: la Badia è già, storicamente, un luogo di passaggio e di sosta. Farla rientrare oggi in un cammino contemporaneo è semplicemente la continuazione di una vocazione che ha ottocento anni.
L’appuntamento
Badia di Dulzago (Strada Provinciale 102, Bellinzago Novarese) — sabato 3 ottobre 2026 Visite gratuite dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 17.00, a cura dei ciceroni di VCO Formazione. Consigliati abbigliamento e scarpe comode; le visite alla chiesa potranno essere sospese durante eventuali funzioni religiose. Monumento parzialmente accessibile.
Questa tappa fa parte della trentesima edizione di Monumenti Aperti (1997–2026), quest’anno dedicata al tema “Generazione Monumenti Aperti — un patrimonio di cultura, legami, memoria”: in tutta Italia, tra aprile e novembre, aprono le porte 800 monumenti in 86 comuni di 20 regioni. A Bellinzago Novarese l’iniziativa è resa possibile dal sostegno della Fondazione CRT, nell’ambito del programma Eventi for All.
Per informazioni: 379-1286124 — samuel.Landexplorer@gmail.com
Ci si vede lì, tra i portici e la corte dei Conversi.
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