© Associazione Archeologica Culturale Felice Pattaroni (archivio fotografico) - scavi necropoli Pedemonte
C’è un punto, alla confluenza tra il torrente Strona e il fiume Toce, dove per millenni si sono incrociate le strade di chi saliva verso il Sempione e di chi scendeva verso la pianura padana. Oggi ci passiamo in auto senza pensarci, magari diretti al lago. Ma sotto i piedi di Gravellona Toce c’è una stratificazione di storia che pochi conoscono davvero: reperti celti, leponzi, romani, e una necropoli che per estensione e ricchezza non ha eguali in tutto il Piemonte nordorientale.
Il 26 e 27 settembre torna Monumenti Aperti, giunto alla sua 30ª edizione (1997-2026): quest'anno il progetto tocca 800 monumenti, 86 comuni e 20 regioni italiane, e Gravellona Toce è tra le realtà coinvolte grazie al coordinamento piemontese di Imago Mundi. Mi sono occupato personalmente di favorire l'incontro tra due realtà gravellonesi che da qualche tempo collaborano — l'Associazione Archeologica Culturale "Felice Pattaroni" e l'agenzia formativa VCO Formazione — un rapporto che ha già dato vita anche a un biscotto molto particolare, il "Gallus Nivalis" (ve ne parlerò meglio in un prossimo articolo). Vale la pena raccontare questo appuntamento perché non è la solita giornata di porte aperte, ma un'occasione concreta per guardare due luoghi che hanno segnato l'identità gravellonese: la necropoli gallo-romana di Pedemonte e il Castrum Gravallonae.
La necropoli di Pedemonte: una città dei morti e una città dei vivi
Tutto comincia il 1° maggio 1954, quando Felice Pattaroni — pastore da ragazzo, poi autodidatta di mineralogia e archeologia al Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, emigrato in Argentina nel dopoguerra e tornato in Italia per motivi di salute — scava una buca per lo spegnimento della calce in Regione Selvareggia di Pedemonte. A 80 centimetri di profondità trova uno strato carbonioso con frammenti di ceramica sigillata aretina; poco più in là, a 40 centimetri, affiorano oltre 200 mattoni "pedali" che delimitano una ricca tomba gentilizia del I secolo d.C. Ottenuti gli operai dal sindaco Cavagnino, avvia sotto la guida della Soprintendenza alle Antichità del Piemonte la prima campagna di scavo, proseguita fino al 1959: 150 sepolcreti, due fornaci per la fusione dei metalli (una per il ferro, una per l'oro), una terza per la cottura del pane, alcuni laboratori artigianali e parte dell'antico abitato.
Quello che rende Pedemonte un caso quasi unico nel Piemonte nordorientale è che qui non abbiamo trovato solo tombe. Gli scavi hanno restituito tre edifici — chiamati al momento della scoperta Casa del Forno, Stalle e Casa del Pescatore — che raccontano un insediamento più ampio e strutturato di quanto si pensasse, attivo con diverse fasi costruttive almeno fino al V secolo d.C. In altre parole: a Pedemonte abbiamo trovato sia la città dei morti che quella dei vivi. I corredi funerari confermano il quadro: un centro agricolo pedemontano dedito alla coltivazione dei cereali (segale in testa) e della vite, con un allevamento ovi-caprino che produceva lana, latte e formaggio.
I materiali più significativi di questa necropoli sono oggi esposti in parte all’Antiquarium di Gravellona Toce, in parte al Museo di Antichità di Torino.
Il Castrum Gravallonae, il castello che scompare
Meno conosciuto, ma altrettanto affascinante, è il secondo capitolo: il Castrum Gravallonae. Nel 2001 la Biblioteca Civica di Gravellona Toce ha ospitato la mostra “Un Castello che scompare — Il Castrum Gravallonae”, realizzata in collaborazione con Provincia del VCO, Ecomuseo, Comune di Gravellona Toce e Comunità Montana dello Strona e Basso Toce, accompagnata da una pubblicazione che raccoglieva tutto ciò che allora si era riusciti a documentare su questo luogo fortificato, con materiali che risalgono fino all’Età del Ferro. Localmente i suoi resti sono conosciuti come “il Motto”, e proprio a questi ruderi è stata dedicata, qualche anno dopo, un’altra mostra fotografica in Sala Consigliare, affiancata ai reperti di Pedemonte.
È un tassello della storia gravellonese ancora parzialmente da ricostruire, ma che completa il racconto: da un lato l’insediamento agricolo e la necropoli lungo il fiume, dall’altro un’altura fortificata che per secoli ha vegliato su quello stesso crocevia.
Dove vedere tutto questo, gratis
Il punto di accesso concreto a questa storia, durante il weekend di Monumenti Aperti, è l’Antiquarium di Corso Milano 63. Dal 2 dicembre 2017 la gestione è affidata all’Associazione Archeologica Culturale “Felice Pattaroni” — nata come gruppo spontaneo alla fine degli anni ‘80 e costituita formalmente nel 1994, proprio per custodire la memoria dello scopritore della necropoli — che qui allestisce una mostra archeologica permanente articolata in cinque sezioni tematiche: attività produttive e artigianali, vita personale, cucina e tavola, commerci, riti funebri.
Le visite guidate, gratuite, sono a cura di VCO Formazione, agenzia accreditata dalla Regione Piemonte che da anni accompagna scuole e studenti nel racconto di questo patrimonio con un approccio pratico e laboratoriale.
Sabato 26 e domenica 27 settembre, il monumento sarà visitabile gratuitamente dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 17.30. È consigliato un abbigliamento comodo. L’Antiquarium è completamente accessibile. L’iniziativa per Gravellona Toce rientra nel programma Eventi for All di Fondazione CRT, che sostiene eventi inclusivi, accessibili e a basso impatto ambientale.
Per informazioni: 3791286124 — samuel.landexplorer@gmail.com. Il programma completo e la guida a tutti i monumenti della 30ª edizione sono su monumentiaperti.com.
Se penso a cosa significa davvero “marketing territoriale”, penso a giornate come questa: non inventare un racconto, ma dare finalmente voce a quello che c’è già, sepolto letteralmente sotto i nostri piedi. Vi aspetto il 26 e 27 settembre.



