Sabato 31 ottobre pomeriggio, Teatro degli Scalpellini di San Maurizio d’Opaglio. Sul palco con me c’era Patrizia Franzina, al suo primo romanzo, emozionata come chiunque presenti per la prima volta qualcosa di suo davanti alla gente del proprio paese. Io avevo in mano una scaletta di domande e la certezza che non l’avrei rispettata. Infatti è andata così, e per fortuna.
Ho aperto con un detto popolare su San Giulio, quello che lo invoca come protettore dal fulmine, dal tuono e dai lupi. E poi, alla fine, “dalla gente”. Qualcuno in sala ha riso, perché sa che è vero. Ma dentro quel proverbio c’era già tutto il libro: il santo, la natura che fa paura, il mistero e le persone, che sono sempre la parte più complicata della storia.
Poi ho provato a dire una cosa sulla cultura, parola che usiamo a ogni angolo senza ricordarci da dove viene: da colere, coltivare. Non è una cosa da chiudere in una teca, ma qualcosa che si continua a lavorare. Ed è esattamente quello che Patrizia ha fatto con le leggende del lago.
Provo a mettere in fila quello che mi è rimasto.
Una cartella blu
La prima domanda era la più semplice: come sei arrivata a questo libro? La risposta è stata una di quelle che non ti aspetti. Patrizia scrive da sempre, da ragazzina. Su ogni computer che ha avuto negli ultimi vent’anni c’è una cartella blu piena di storie iniziate e mai finite. Poi, due anni fa, una malattia pesante l’ha costretta a fermarsi e a farsi delle domande. Quando è stata meglio ha deciso che quel progetto andava chiuso.
È partita da racconti separati, ciascuno legato a una leggenda. Rileggendoli si è accorta che il filo comune era sempre lo stesso: il lago. Il resto è venuto da lì, compresa la pietra magica che San Giulio trova e che attraversa tutte le epoche del romanzo.
C’è un dettaglio che mi ha fatto sorridere: molte scene le ha “girate” di notte, nella sua testa, prima di scriverle. Il suo compagno, a quanto pare, ne sa qualcosa.
I dettagli che non si vedono
Prima di noi era salito sul palco Andrea Del Duca, lo storico che l’ha aiutata con le fonti. Ha detto una cosa che mi è rimasta in testa: le storie forti sono quelle che riescono ad attraversare i secoli e a farsi raccontare con linguaggi diversi. San Giulio è una di queste.
Il lavoro di ricerca, nel libro, si sente in cose piccole. Patrizia ha raccontato che il vestito di una delle protagoniste del Seicento è decorato con stampi di legno, come si faceva davvero da queste parti, e che nella storia compare un mulino che macinava le erbe per ricavarne i colori. Sono dettagli che il lettore magari non nota, ma che fanno la differenza tra un luogo descritto e un luogo vissuto.
Un lago morto e rinato
Per Patrizia il lago non è uno sfondo, è un personaggio. Ci è nata accanto, a Omegna, ci ha sempre vissuto, e ha visto gli anni in cui la gente non ci faceva il bagno perché era inquinato. Da assessore ha seguito da vicino la sua rinascita, dal risanamento con il carbonato di calcio fino al Contratto di Lago. “Un lago che era morto ed è rinato”, ha detto, “come si fa a non considerarlo un essere vivente?”
Da questa esperienza nasce una delle parti più dure del romanzo, quella ambientata nel 1989, con un ragazzo che arriva sul lago in un momento di disperazione profonda. È un tema delicato e Patrizia ha raccontato quanto ha cercato le parole giuste per affrontarlo. Quando ha letto quel passaggio in sala c’era un silenzio vero.
Io insegno in una scuola superiore e so quanto sia difficile, oggi, arrivare ai ragazzi che si chiudono in una stanza mentre il mondo fuori pesa troppo. Per questo credo che il libro possa essere anche un buon compagno: non nasconde il buio, ma non finisce lì. Patrizia l’ha detto meglio di me: la pietra magica, alla fine, siamo noi. È la forza che abbiamo dentro e che ci fa trovare una via d’uscita anche nei momenti peggiori.
Il drago che difende
Nella tradizione il drago dell’isola è il male da scacciare. Nel romanzo no. È un custode, uno che difende la sua casa e la sua famiglia, e che a un certo punto sceglie di fermarsi invece di fare del male.
E qui c’è una cosa che chi vive sul lago dovrebbe ricordare più spesso: nella basilica di San Giulio ci sono gli affreschi con alcuni episodi della leggenda e c’è la famosa vertebra. Siamo probabilmente gli unici in giro a poter dire di aver visto un drago. Ditelo ai vostri ospiti.
Dal libro al cammino
A un certo punto mi sono tolto la casacca da giornalista e ho messo quella da marketing territoriale. Ho chiesto a Patrizia: se un lettore che non è mai stato sul lago d’Orta prende il tuo libro, dove lo mandi per primo?
Non ha avuto dubbi: alla chiesetta di San Giulio, sulla sponda ovest, dove c’è la sorgente. Lì nasce tutto, lì il santo trova la pietra. Da lì si può seguire il suo cammino verso Gozzano e Pettenasco, salire alla Madonna del Sasso, attraversare il lago in battello.
L’itinerario, ha confessato, non era nelle intenzioni iniziali. È venuto dopo, parlando con le persone. Ma l’idea l’ha conquistata: leggere un passo del libro davanti alla chiesetta, o sulla spiaggia dove il santo si siede a riposare, cambia l’esperienza della lettura. E si è lasciata andare a un sogno: due o tre attori che si fermano nei luoghi del romanzo e ne raccontano un pezzo. Secondo me non è affatto un sogno irrealizzabile.
Carte, fiere e una saga
L’editoria è in difficoltà, i dati lo dicono e non serve nasconderlo. Ma c’è un mondo, quello del fantasy, dei fumetti e dei giochi, che corre forte, soprattutto tra i più giovani. Patrizia lo sa e ci sta già lavorando. I personaggi del libro sono così definiti che stanno diventando un gioco di carte: San Giulio, il drago, il ladro, la strega. L’idea è portarlo alle fiere del fumetto l’anno prossimo. Il gioco da tavolo, forse, arriverà con il secondo volume, perché il romanzo chiude la sua storia ma lascia aperte un paio di porte. Intanto, sul sito, c’è il quiz per scoprire quale personaggio siete.
La domanda scomoda
Poi ho fatto la domanda che volevo fare dall’inizio, all’ex assessore più che all’autrice: il territorio è pronto a vedere in questo libro un’occasione di sviluppo turistico?
La risposta è stata onesta: no. Mancano parcheggi, strutture, servizi. E soprattutto non è un libro che chiede turismo di massa. Patrizia ha fatto l’esempio della Bandiera Blu: chi sceglie una spiaggia per quel riconoscimento è un turista diverso, che cerca qualità e vuole capire il progetto che c’è dietro. Un gruppo di dieci o quindici persone da accompagnare nei luoghi del romanzo si può già organizzare domani. Il resto va costruito.
Ha anche ricordato una cosa che spesso dimentichiamo: viviamo in una delle zone produttive più importanti d’Italia e d’Europa. È una fortuna enorme, ma non deve diventare una scusa per abbandonare cultura e turismo. Anzi, la storia industriale del lago, con il suo peso e le sue ferite, è parte del racconto. Il progresso, ha detto, è come la pietra del romanzo: un potere che può fare del bene o del male, a seconda di chi lo usa.
Io aggiungo solo questo. Sul lago ci sono tanti pezzi che funzionano, dall’escursionismo alle esperienze, ma sono ancora sfilacciati. Una storia ben scritta può fare da filo. Non è scontato, e ve lo dico da professionista: è raro trovare chi riesce a leggere un territorio così, partendo da una leggenda e non da un piano d’affari.
Una terra di mezzo che esiste
L’ultima domanda l’ho fatta per me, che non sono un lettore di fantasy: cosa diresti a chi non ne ha mai letto uno per convincerlo ad aprire il tuo libro?
“Il Signore degli Anelli parla di una Terra di Mezzo che non esiste. La nostra esiste, si può visitare.”
Non avrei saputo dirlo meglio. Vigàta non esiste, eppure Montalbano ha portato migliaia di persone in provincia di Ragusa. Qui abbiamo qualcosa in più: luoghi veri e una storia che non è chiusa, che può cambiare, crescere, diventare saga, gioco e cammino. Ed è questa la sua forza.
Alla fine ho provato a chiedere al pubblico chi conoscesse già la leggenda del drago di San Giulio. A parte lo storico, silenzio. Ecco: è proprio da lì che si comincia.
Se vuoi approfondire il tema del content tourism e i numeri dietro questi casi, trovi l’articolo “Il drago dorme ancora nel lago d’Orta” qui sul blog. La registrazione della presentazione è sul mio canale YouTube.
Se ti è piaciuto questo articolo ti invito ad iscriverti al mio substack, troverai tante storie come questa e tanti concetti inerenti il mondo della cultura e del turismo. È gratis e ci vuole meno di un secondo!
P.S: Nel libro, e in questo articolo, si parla anche di suicidio. Se stai attraversando un momento difficile, parlarne con qualcuno aiuta



